Beckology

Beckology: Disc 1
1. Trouble in Mind
2. Nursery Rhyme [Live]
3. Wandering Man Blues
4. Steeled Blues
5. Heart Full of Soul
6. I'm Not Talking
7. I Ain't Done Wrong
8. Train Kept a Rollin'
9. I'm a Man
10. Shapes of Things
11. Over Under Sideways Down
12. Happenings Ten Years Time Ago
13. Hot House of Omagarashid
14. Lost Woman
15. Rock My Mind
16. The Nazz Are Blue
17. Psycho Daisies
18. Jeff's Boogie
19. Too Much Monkey Business [Live]
20. The Sun is Shining [Live]
21. You're a Better Man Than I [Live]
22. Love Me Like I Love You [Live]
23. Hi Ho Silver Lining
24. Tally Man
25. Beck's Bolero
Beckology: Disc 2
1. Shapes of Things
2. I Ain't Superstitious
3. Rock My Plimsoul
4. Jailhouse Rock
5. Plynth (Water Down the Drain)
6. Drinking Again
7. Definitely Maybe
8. New Ways Train Train
9. Going Down
10. I Can't Give Back the Love I Feel For You
11. Superstition
12. Black Cat Moan [Live]
13. Blues Deluxe/BBA Boogie [Live]
14. Jizz Whiz
Beckology: Disc 3
1. 'Cause We've Ended As Lovers
2. Goodbye Pork Pie Hat
3. Love Is Green
4. Diamond Dust
5. Freeway Jam [Live]
6. The Pump
7. People Get Ready
8. Escape
9. Gets Us All in the End
10. Back on the Street
11. Wild Thing
12. The Train Kept A-Rollin'
13. Sleep Walk
14. The Stumble
15. Big Block
16. Where Were You
Recensione
Che cos'è la Beckologia? Una vera e propria scienza musicale, enunciata da Jeff Beck e condensata in 3 cd. E chi è Jeff Beck? Per molti è tecnicamente il miglior chitarrista rock vivente, anche se in molti purtroppo non lo conoscono né lo hanno nemmeno mai sentito nominare. Questo perché quando si parla di chitarristi rock, dei più grandi e geniali, di quelli che hanno fatto la storia di questo genere, si finisce quasi sempre col nominare sempre gli stessi. Il compianto Jimi Hendrix in primis, genio mancino della sei corde che, con appena 3 album in studio ed una quantità illimitata di materiale postumo, tra live ed inediti di studio, è la maggiore vittima di uno sciacallaggio discografico post mortem che non conosce limiti. La sua produzione è quanto di più caotico ci possa essere e puntualmente ogni 3-4 mesi esce un suo nuovo disco, o se non un intero cofanetto, con "prezioso" (o almeno così viene spacciato, ma quasi sempre si tratta di mediocri scarti in origine destinati al macero e per niente preziosi) materiale inedito.
Jimmy Page, quello che venendo dal supergruppo degli Yardbirds ha messo su quel fantastico quartetto di virtuosi che si chiamavano "Led Zeppelin" ed ha scritto pagine memorabili del rock condensate soprattutto su "Led Zeppelin" (gennaio 1969) e "Led Zeppelin II" (ottobre 1969) oltre che in tutta la discografia del dirigibile. Ritchie Blackmore, la chitarra tagliente dei migliori Deep Purple, quelli tanto per intenderci di quelle bibbie dal titolo di "In Rock", "Fireball", "Machine Head" e soprattutto di quel fantastico ed ineguagliabile live "Made in Japan". Eric "slowhand" Clapton, l'enfant prodige dei primi Yardbirds, da cui andò via per formare il fantastico trio Cream (da molti ritenuti i fondatori dell'hard rock) con il batterista Ginger Baker ed il bassista Jack Bruce. Sterminato il suo curriculum (record personale di ben 3 presenze nella "Rock and roll hall of Fame" prima con gli Yardbirds, poi con i Cream e poi da solista), resta uno dei più grandi tra i "viventi", anche se lui si definisce umilmente come "l'operaio del rock". E poi ancora, Pete Townshend, Carlos Santana, Alvin Lee, Yngwie Malmsteen, Joe Satriani, Steve Vai ecc.ecc. Jeff Beck è uno di cui non si parla molto spesso e per molti è in assoluto il chitarrista più influente della musica rock.
Artista tra i più rispettati ed autorevoli, è stato un innovatore durante tutta la sua carriera. Fu lui a diffondere i vari effetti di distorsione e feedback e ad inventare molti trucchi che tutta la musica rock deve ancora oggi riscoprire, pur rifiutando sempre di seguire le mode. Si può dire che la chitarra elettrica della musica rock nasce con Jeff Beck. Lo si considera il primo chitarrista rock ad avere usato la distorsione e dei riff ipnotici e orientaleggianti, così come il talk-box (un particolare effetto chitarristico), anni prima che Peter Frampton lo usasse in "Do You feel Like We Do". Beck ha contribuito in maniera determinante ad inventare, negli anni '60, heavy metal e psichedelia e durante la metà degli anni '70 è stato tra quelli che hanno contribuito allo sviluppo della raffinata fusione jazz-rock, influenzato per sua stessa ammissione da strumentisti come Buddy Guy, Scotty Moore e Cliff Gallup. Doveroso spendere qualche rigo sulla sua peculiare tecnica sonora, anzi tutta una serie di tecniche da lui messe a punto: uso delle dita e del pollice per suonare la chitarra, anziché utilizzare il pick. Questo si traduce in maggior controllo della dinamica e delle sfumature sonore. Spesso poi tira le corde per ottenere l'effetto "percussione", e pizzica parecchie note contemporaneamente in un accordo per ottenere lo stesso tipo di enfasi di nota che si ottiene suonando il piano. Beck ama suonare trilli sul neck con la mano destra, tenendo una nota con le dita della mano sinistra e picchiettando più alto di alcuni frets rispetto a quando usa le dita della mano destra.
La tecnica più recente che Beck ha sviluppato consiste nell'uso del vibrato e delle armoniche per suonare melodie ("Where Were You" da "GUITAR SHOP" e "Vihn's Funeral" da "FRANKIE'S HOUSE"). L'assetto delle chitarre di Beck è tale da permettergli di alzare o abbassare notevolmente le note col vibrato. A volte utilizza aumenti di volume mentre utilizza questa tecnica per dare alle note un attacco dolce ottenendo l'effetto di uno strumento a fiato o ad arco. Una volta disse: "Penso che la cosa che meno si è notata nel mio stile, e che invece è forse la migliore, sono quei licks scivolati" dice "l'illusione che posso dare con quelle scale terzinate è più un trucco, ma la gente fa caso di più alla scena. Jimi Hendirx è quasi più ricordato per come bruciava la chitarra che per come la suonava."
In questo stupendo cofanetto (55 brani in tutto di cui 5 inediti, rimasterizzati e con libretto di 64 pagine) di 3 cd, molto ben realizzato, c'è riassunta e condensata in ordine cronologico tutta la carriera di Jeff Beck fino agli inizi degli anni 90. Il solo leggerne la track-list può portare davvero a forti emozioni! Il primo cd presenta 22 tracce ed è diviso in 3 parti. Nella prima parte troviamo 3 brani di Beck quando militava nei Tridents, il primo gruppo ufficiale con il quale ha inciso.
I 3 brani, tutti monofonici e con un suono molto anni '50 sono datati 1963-1964 e sono tutti inediti ("Trouble In Mind", "Nursey Rhyme-live" e "Wandering Man Blues") oltre che abbastanza rari. Nel marzo del 1965 entra negli Yardbirds a sostituire Eric Clapton (che intanto darà vita ai Cream) e contribuisce in maniera decisiva allo sviluppo ed al successo di quella celebre ed importante banda beat (mai celebrata come avrebbe meritato.) con largo uso di distorsione, feedback e vari effetti speciali. Seguono quindi ben 15 brani (quasi tutti monofonici) del meglio di quello storico periodo, tutti piccoli grandi tesori del rock blues britannico, da "Steeled Blues" a "Heart Full of Soul" con la chitarra di Beck che imita il sitar indiano, alla superba "Jeff's Boogie" e per non parlare di quella gemma chiamata "Happening Ten Years Time Ago" duetto storico tra Beck e Jimmy Page in cui si possono sentire i primi vagiti di sapore zeppeliniano.
Per la cronaca ci fu anche un altro duetto tra i due, "Psicho Daisies" che qui non poteva mancare. E poi ancora, la psichedelico-beat "Shapes of Things", il blues martellante e scatenato di "I'm A Man", "Lost Woman" ed "I'm Not Talking". Non potevano poi mancare brani live di quel periodo e qui ne troviamo 4 tratti dalle BBC Session dell'agosto del '65 con tanto di commento dei presentatori televisivi. Spicca uno fra tutti, il trasudante blues di "Too Much Monkey Businnes" appartenente al repertorio claptoniano della formazione precedente (gli altri pezzi: "The Sun is shining", "You're a Better Man Than I" e "Love Me Like I Love You"). Il primo cd si conclude con i primi 3 singoli di Beck da solista, quando dopo una serie di contrasti con Keith Relf ormai non faceva più parte dei "Gallinacci" ("Hi Ho Silver Lining", "Tally Man" e "Beck's Bolero") ed al suo posto entrò Jimmy Page. Quest'ultimo brano va segnalato in modo particolare, oltre che per la bellezza, soprattutto per una line-up da meraviglia. Insieme a Jeff Beck suonano Jimmy Page alla seconda chitarra, Jon Paul Jones al basso e Keith Moon alla batteria. No coment.
Il secondo cd (14 tracce in tutto) presenta i primi 6 brani che sono tratti dalla formazione con un certo Rod Steward alla voce, il cosiddetto "Jeff Beck Group with Rod Stewart" che comprendeva anche Ron Wood e Mickey Waller, ancora sconosciuti ma tutti chiaramente destinati alla notorietà. Tre sono il meglio di "TRUTH" del 1968 (un remake in chiave hard rock di "Shapes Of Things"-repertorio Yardbirds- "I Ain't Superstitious" e "Rock My Plimsoul"), un album fondamentale in cui Beck rifondava letteralmente il blues-rock su un sound più duro e veloce, brillante e sincopato, alternanando splendidi momenti di rockblues a pagine evergreen del rock. Le altre 3 canzoni sono tratte da "BECK-OLA" (1969), altro album fondamentale nella discografia di Beck, dal suono blues vigoroso e trascinante in cui si riprendono vecchie pagine del rock delle origini ("Jailhouse Rock", "Plynth", Drinking Again") ma che in realtà fu considerato come un prodotto del neonato heavy rock. Da segnalare in quest'ultimo album la partecipazione del grande Nicky Hopkins al piano. Seguono 4 brani di sapore più hard ("Definitively Maybe", "New Ways Train Train", "Going Down" e "I Can't Give Back The Love I Feel For You"), tutti tratti dagli ottimi album "JEFF BECK GROUP" (1972) e "ROUGH and READY"(1971), due buoni prodotti che oltre al rock duro incontrano il funk, grazie anche alla presenza del cantante di colore Bob Tench. Per questi 2 album è da segnalare alla batteria Cozy Powell, un altro grande mostro sacro che non è più tra noi. Concludono 4 brani tratti da "BECK, BOGERT and APPICE" (1973) dell'omonima formazione, album senza molta fantasia che resta sempre su un sound rock duro e potente, ma senza nessuna novità sonora di rilievo. In realtà questa line-up sarebbe dovuta partire nel 1969 all'indomani di "BECK-OLA" ma un grave incidente d'auto mandò all'aria i piani e secondo molti storici Jeff Beck, che al ritorno non sembrava più lo stesso di prima, perse una grande occasione nella sua vita, quella di proporsi come pioniere del genere hard rock, ruolo assunto tra l'altro dal suo amico-rivale Jimmy Page. Tra questa sequenza spiccano un remake in chiave hard di "Supertitious" di Stevie Wonder ed una versione live inedita di 16 minuti e passa di "Blues Deluxe/BBA Boogie". Gli altri due pezzi sono un potente hard rock "Jizz Wizz" (inedito), ed un altro bel pezzo live di quasi 10 minuti "Black Cat Moan" con effetto talk-box in bella evidenza. Il terzo cd (16 tracce in tutto) presenta i primi 6 brani, tutti strumentali, che sono il meglio degli album "BLOW by BLOW"(1975) e "WIRED"(1976), 2 raffinati ed interessanti prodotti più vicini ad un certo tipo di jazz-fusion con qualche tentazione di elettronica che al rock più puro. Da segnalare la bellissima cover di "Goodbye Pork Pie Hat" di Charles Mingus. Conclude questa bellissima sestina uno scatenato live ("Freeway Jam") suonato con il gruppo di Jan Hammer tratto dal live "WITH the JAN HAMMER GROUP" (1977) e la brillante "The Pump" tratto da "THERE and BACK (1980), altro prodotto sperimentale fusion-jazz-rock. Gli ultimi 10 brani sono quelli relativi all'incerto periodo degli anni '80. Una manciata di hits tratti dal mediocre "FLASH"(1985), album più vicino al pop, con una chitarra più imbavagliata del solito ("Escape", "Gets Us All in the End", ma l'album in realtà brilla per un solo episodio: una cover di "People Get Ready" cantata da Rod Steward) ed alcuni pezzi di colonne sonore come "The Stumble" e "Train Kept A Rolling" (tratti dalla colonna sonora di "Twins") e "Sleep Walk" (dall'esilarante "Porky's II"). Chiudono un paio di hits ("Big Block" e "Where Were You") tratti da "GUITAR SHOP" (1989), altro prodotto anonimo e freddo che però ricevette a suo tempo anche un grammy.