Truth

Truth

1. Shapes Of Things

2. Let Me Love You

3. Morning Dew

4. You Shook Me

5. Ol' Man River

6. Greensleeves

7. Rock My Plimsoul

8. Beck's Bolero

9. Blue's DeLuxe

10. I Ain't Superstitious

Recensione

Jeff Beck era la chitarra più veloce del beat e nessuno si stupì quando, nel 1967, abbandonò gli Yardbirds dopo avere provato una impossibile coabitazione con Jimmy Page. Stettero insieme pochi mesi, li si può fra l'altro vedere in una scena famosa di Blow Up di Michelangelo Antonioni in cui, chissà perchè, sfasciano una chitarra nemmeno fossero i Who; ma non era cosa, erano troppo galli quei due e, come cantavano gli Sparks, «this town ain't big enough for the both of us». Il problema, semmai, era dove il prode Jeff avrebbe indirizzato ciuffo e pick up una volta fuori dal gruppo. Mickie Most, il famigerato produttore che lo teneva sotto l'ala, provò a suggerirgli una melensa strada pop, con pezzi tipo L'amore é blu o Hi Ho Silver Lining; un'idea assolutamente demenziale che pure Beck condivise per un buon annetto, con alcuni 45 giri che ebbero perfino una specie di successo, in trio con l'ex Shadows Jet Harris e un profugo Pretty Things, Viv Prince. Per fortuna JB ebbe un soprassalto di orgoglio, vinse la proverbiale pigrizia e si impose allo sciagurato manager, scegliendo di rifugiarsi in grembo a quel rock blues visionario e distorto che gli pulsava in cuore fin dai giorni Yardbirds. Truth, il suo debutto solistico, fu così uno psichedelico peana ai grandi di Chicago, un'appendice a certi furori Cream e, a ben guardare, anche un'anticipazione del mondo Zeppelin appena dietro l'angolo - qua e là spirava il vento forte che avrebbe portato in alto il Dirigibile e alla fine della prima facciata compariva anche una cover di Willie Dixon che Page e i suoi avrebbero adottato nel loro album d'esordio, You Shook Me. Dixon faceva capolino anche più in là, con I Ain't Superstitious, e indicava la strada percorsa da altri brani fatti in casa: Rock My Plimsoul (un pezzo già uscito su 45 giri ma ri-registrato con più fuoco e passione) e quell'indimenticabile Blues De Luxe in cui la chitarra del grande maestro friggeva a fuoco lento e «very soulful», come fino ad allora si era potuto solo sognare. Per certi versi, Truth era il grande album che gli Yardbirds avevano sempre promesso e mancato poi di realizzare; e non per nulla il disco iniziava con un classico indimenticato del vecchio complesso, Shapes Of Things, un Paul Samwell-Smith d'annata portato a temperatura infernale e con elevato grado di «acidità» e distorsioni. Ma Beck non sarebbe stato Beck se si fosse accontentato di rock blues soltanto o di hard rock. Così ogni tanto nella scaletta si aprivano delle pause, dei sorprendenti buchi, riempiti da sogni rétro (Ol' Man River, Greensleeves) o da eccitate visioni latine (Beck's Bolero, che a dispetto del nome portava la firma di Page). Era il virtuoso che emergeva, a costo di sfidare il ridicolo, o forse il timido ragazzo che si sentiva sperduto nel mare in burrasca di quel rock '68 e accettava i consigli pasticcioni del solito Most. Truth non riuscì a fare classifica in Gran Bretagna ma negli Stati Uniti sì, sfiorò addirittura i Top 10 e lasciò una coda lunga di ricordi e good vibrations. Merito del repertorio ma non solo, anche di un cast eccezionale. Con grande fiuto, infatti, Beck aveva voluto al suo fianco due giovani emergenti della scena rock blues ( Rod Stewart, semplicemente devastante, e il futuro Rolling Stone Ron Wood), che lo avrebbero accompagnato anche nel successivo Beck-Ola per scrivere poi pagine storiche con i Faces. Oltre a loro, il batterista Mick Waller e pochi ma selezionati ospiti della giovane aristocrazia Brit rock: Nicky Hopkins al pianoforte, l'ancora sconosciuto John Paul Jones all'organo Hammond e Keith Moon, che per problemi contrattuali non poté dichiarare il suo cameo ma suona i timpani in Ol' Man River nascosto dietro la trasparente sigla «you know Who». Il titolo parve una stranezza o una piccola sbruffoneria, mentre voleva essere semplicemente una testimonianza di sincerità. «Era un rituale che avevamo io e Rod Stewart», ha ricordato El Becko. «Tutte le volte prima di salire sul palco lui mi diceva: ‘Stasera al pubblico racconteremo la verità?' Era un suo modo per dire: ‘Riusciremo a cavare ogni goccia di emozione che abbiamo dentro di noi e a offrirla a chi è venuto ad ascoltarci?' In studio ci accorgemmo che eravamo riusciti a farlo, e così quella ‘verità' diventò il titolo». Truth è nei negozi in una nuova edizione remastered che raddoppia quasi la scaletta originaria, aggiungendo alle dieci canzoni d'origine otto bonus. Quattro vengono dai 45 giri che prima citavamo, quelli che Beck pubblicò fra il '67 e l'inizio '68 come marcia di avvicinamento all'album: tre facciate A e un lato B (I've Been Drinking) che è meglio prendere come curiosità e non provare a connettere al repertorio di Truth - potrebbero venire delle scintille. Altri quattro pezzi sono invece alternate takes o mix differenti di brani dell'album; You Shook Me, Beck's Bolero, Rock My Plimsoul e Blues De Luxe.(riccardo bertoncelli)

 

 

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